“Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali
parole che dicevano: "gli uomini sono tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria, ed illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia”
(F. Guccini – La Locomotiva)
She’s got the jack. Picchia nelle orecchie. Fin dentro il sangue. Il ritmo della batteria fa pulsare il cuore. Ti estranei. ti senti un estraneo. Circondato da estranei. fissato. Guardato. Additato. La tua diversità di comportamento ti fa spiccare nella massa di pendolari. Tutti isolati. Resi passeggeri solitari. Su di un treno pieno di gente. Giusto qualcuno esprime il proprio pensiero. Calcio o politica. C’è chi smanetta convulsamente con la tastiera consumata di un cellulare vecchio modello. Nel silenzio si possono sentire lo sfogliare delle pagine di libri e quotidiani. E se hai la voglia ed il gusto di tendere l’orecchio puoi sentire anche il brontolio di uno stomaco affamato.
Qualche comparsa di un modello femminile che sembra figlia diretta della dea Venere ti porta in un paradiso di ambrosia e gonnelline corte.
Alcune volgarità di pessima fattura ti scaraventano sul set di un film porno di bassissima classe. Lo stomaco si contorce alla vista del classico tiratore di catarro. Poi sai che la tipa in fondo al vagone deve andare dal dentista. Domani. e che la figlia del tipo in piedi ha preso un tre. quindi non può uscire per due settimane. E sai benissimo che se ti metti a scrivere qui dentro tutti si sentono in dovere di guardare che cazzo scrivi.
Ma alla fine il treno è come una radio. Muta. Puoi solo immaginare i pensieri. Sarebbe bello poterli sentire.
Ora il tipo mi si è proprio chinato sul taccuino perché non riusciva a leggere bene una parola.